Trascrizioni - Roswell

 TRASCRIZIONE dell'episodio 1.2
"SEGRETI"

Realizzata dalla nostra cara Shirina

(Liz sta osservando le stelle attraverso un telescopio)
VOCE FUORI CAMPO DI LIZ: 27 settembre. Mi chiamo Liz Parker e non potrò mai più guardare le stelle come prima. Anzi, credo che non guarderò più niente come prima!
Che intendeva Max Evans quando ha detto “Ci vedremo a scuola”…? Intendeva: “non riuscirò a respirare finchè non ci rivedremo” o era soltanto qualcosa che uno dice tanto per non stare zitto…?
(Liz si siede sulla sua sedia a sdraio e comincia a scrivere sul suo diario)
E che starà pensando in questo momento? Sarà anche lui ossessionato, torturato, passerà da una notte insonne all’altra chiedendosi come andrà a finire fra noi?

(La scena si sposta a Max che sta dormendo profondamente nel suo letto. A un tratto si sentono dei leggeri rumori alla finestra, e Max accorgendosene prende lentamente una mazza da baseball e cauto si avvicina alla fonte del rumore. A quel punto una figura cade dentro la stanza del ragazzo, Max si appresta a colpirlo ma si accorge che non si tratta di un ladro….)

MAX: Fermo dove sei! 
MICHAEL (cercando di farsi scudo con le mani): No! No! Sono io!
(Michael si alza da terra)
MAX: Hai litigato con Hank?
MICHAEL: Non potevo dormire.
(Max prende un sacco a pelo e lo srotola sul pavimento, poi ritorna a letto)
MAX: Io stavo dormendo invece.
MICHAEL: E’ sorprendente.
MAX: Cosa è sorprendente?
MICHAEL: Che tu possa dormire tranquillamente mentre è in gioco la nostra vita. 
MAX: Michael….
MICHAEL: Max ascolta. La foto che Valenti ha mostrato a Liz è la prova che qualcun altro come noi è stato qui nel ’59, ed era qui quando c’è stato lo schianto. Sa da dove veniamo, sa chi siamo e sa perché siamo qui. Forse…saprebbe spedirci indietro.
MAX: Michael, io ti capisco, credimi. E credimi, anche io vorrei saperlo…ma la foto è in mano allo sceriffo.
MICHAEL: Eh…
MAX: Quindi…non la vedremo mai. Cioè, è quasi impossibile…(poi aggiunse notando lo sguardo fisso nel vuoto di Michael) Giusto? Michael?

Sigla di apertura

(Michael si trova davanti alla stazione di polizia dello sceriffo Valenti e fissa la finestra del suo studio al primo piano, munita di grosse sbarre)

(La scena si sposta al retro del CrashDown dove Maria si sta allacciando la divisa)

MARIA: Cioè, che sappiamo noi di questa gente? Niente! Come sappiamo che non sono alti un metro, verdi e viscidi? 
LIZ: Non lo sappiamo.
MARIA: E sai cosa non mi piace soprattutto? I loro poteri. Chissà, magari possono con il semplice movimento di un dito farci sparire! 
LIZ: Può anche essere.
MARIA: D’accordo, ho capito, stai facendo l’indifferente. Giuro che ti strozzerei. Liz! Abbiamo a che fare con gli alieni!
(In quel momento un cliente entra nella stanza e Liz tappa precipitosamente la bocca dell’amica) 
LIZ: Potresti evitare di dire questa parola in pubblico?

(Le ragazze cominciano il loro turno al ristorante)
MARIA: Il fatto è che non sappiamo niente di questi cecoslovacchi. Sono buoni cecoslovacchi? Cattivi cecoslovacchi? Non lo sappiamo. Sono solo dei cecoslovacchi. Per quanto ne sappiamo non hanno neanche i passaporti.
(Alex sbuca improvvisamente da dietro un tavolo accanto alle ragazze)
ALEX: Chi è cecoslovacco?
MARIA: Ciao!
LIZ: Ciao!
ALEX: Ciao. Allora chi è questo cecoslovacco?
(Le ragazze rispondono contemporaneamente)
LIZ: Un ragazzo a scuola!
MARIA: Un ragazzo del ferramenta!
LIZ (notando lo sguardo perplesso di Alex): Sì, un nuovo ragazzo a scuola che lavora dal ferramenta!
MARIA: Esatto.
ALEX: Beh e allora?
LIZ E MARIA: Niente!
ALEX: Grazie della spiegazione!

(Le ragazze si allontanano)
MARIA (notando Michael attraverso la finestra del CrashDown): Guarda sta arrivando un cecoslovacco! (Poi, incrociando il suo sguardo) Ecco, quello mi fa venire i brividi!

(La scena si sposta a scuola, nella classe di Liz prima della lezione)
RAGAZZA: …E allora ci siamo guardati più da vicino…molto vicino!
(Le altre ragazze intorno a lei sembrano colpite, tranne Liz persa nei suoi pensieri…)
VOCE FUORI CAMPO DI LIZ: Quello che colpisce dei cecoslovacchi…(si gira per guardare Max) è che hanno uno sguardo incredibilmente magnetico…
RAGAZZA: Quella sicuramente non è il professor Singer!
(Una nuova insegnante molto attraente è appena entrata in classe)
TOPOLSKY: Salve. Sono Kathleen Topolsky e sostituirò per qualche giorno il signor Singer perchè è malato.
RAGAZZO (rivolgendosi alla classe): Spero sia un caso grave!
(Tutti scoppiano a ridere)

TOPOLSKY: Allora, questa è la famosa Roswell, New Mexico. Prima di cominciare, una domanda: c’è forse qualcuno di voi che crede davvero negli alieni?
(La classe ridacchia, mentre Liz abbassa lo sguardo e Max la guarda di sfuggita)

TOPOLSKY: D’accordo, facciamo l’appello. Bartley?
BARTLEY: Presente!
TOPOLSKY: Collins?
COLLINS: Presente.
TOPOLSKY: Evans?
MAX: Presente.
TOPOLSKY: Guerin?
(Non udendo risposta alza lo sguardo)
TOPOLSKY: Michael Guerin. E’ presente? Qualcuno sa dov’è Michael?
(Tutti si voltano verso Max)
TOPOLSKY (rivolta a Max): Evans, giusto? Max Evans?
MAX: Sì.
TOPOLSKY: Sai dov’è Michael Guerin?
MAX: Ehm…Michael non è entusiasta della geometria.
(La classe ride)
TOPOLSKY (sorridendo): Non è entusiasta…bene, io credo di poterlo capire! E’ una materia che entusiasma pochi.
(Max e Liz si guardano)
TOPOLSKY: Apriamo il libro a pagina 228.

(Più tardi, alla fine della lezione, gli studenti escono dalla classe)
LIZ (avvicinandosi a Max): Ciao.
MAX: Ciao! Come va?
LIZ: Bene…ehm.. sai, sempre le solite cose, sempre le stesse.
MAX: Bene. 
LIZ: Ehm…non è strano?
MAX: Cosa?
LIZ: Il fatto che la supplente abbia fatto tutte quelle domande su Michael, sì…che voleva sapere?
MAX: Stava solo facendo l’appello! 
LIZ: Certo.
MAX: Non ti preoccupare. Nessuno sospetta di Michael. Assolutamente.
LIZ: Giusto. Ok.

(In quel momento arriva Isabel da dietro che li interrompe)
ISABEL: Ciao Liz...
MAX e LIZ: Ciao.
ISABEL (prendendo Max per il braccio): Andiamo.
MAX (lanciando un’ occhiata veloce verso Liz): Andiamo…

(Alla stazione della polizia, intanto, lo sceriffo Valenti entra e nota un uomo in giacca e cravatta seduto su una sedia appoggiata al muro)
AGENTE HART: Buongiorno.
SCERIFFO VALENTI: Salve.
(Poi, avvicinandosi ad Hanson)
SCERIFFO VALENTI: Chi è?
AGENTE HANSON: FBI. Agente… Hart.
SCERIFFO VALENTI: Con chi deve parlare?
AGENTE HANSON: Con nessuno, che io sappia.
SCERIFFO VALENTI: Che sta facendo qui?
AGENTE HANSON: A quanto pare niente. E’ seduto lì dalla sette di stamattina.
SCERIFFO VALENTI: Agente Hanson, tu glielo hai chiesto, che ci fa qui?
AGENTE HANSON: Sì…e lui ha detto che è qui in missione, che dobbiamo comportarci come se niente fosse.
SCERIFFO VALENTI: Ahh… e questa spiegazione ti è bastata vero? Ma che bravo…
(Valenti si avvicina all’agente Hart ancora seduto sulla sedia)
SCERIFFO VALENTI: Agente Hart, sono lo sceriffo Valenti. I suoi documenti, prego.
AGENTE HART (mostrando il suo documento): Mi scusi per l’intrusione. Sono qui in missione, sceriffo. Lei continui pure come se niente…
SCERIFFO VALENTI (interrompendolo): …niente fosse, sì lo so. Vede, il problema è che avere un agente federale seduto nel bel mezzo del mio ufficio, non è una situazione diciamo "usuale".
AGENTE HART: Ho avuto l’ordine di non alzarmi assolutamente da questa sedia. 
SCERIFFO VALENTI: Ahh…questo ufficio è fuori dalla giurisdizione dell’FBI. Quindi le chiedo per cortesia, di alzarsi, di uscire, e di portarsi via anche la sua sedia. 
(L’agente Hart obbedisce e si alza)

(La scena si sposta nel giardino della scuola)
LIZ: E’ impossibile che lei non sia chi dice di essere. 
MARIA: Beh…nessuno è veramente chi dice di essere, ma… che vuoi dire esattamente?
LIZ: Niente…
(Le ragazze si siedono su un gradino per mangiare)
MARIA: Vuoi dire che lei è una spia?
LIZ: Ma no, non essere ridicola. 
MARIA: Perché potrebbe anche essere, sai?
LIZ: No, questo è pazzesco, dai smettila su!
MARIA: Pensaci bene. Fa l’appello. Quando mai un supplente fa l’appello? Mio Dio, è una classica storia da Roswell! Sì, io ti dico che è stata mandata qui!
LIZ: Perché l’avrebbero fatto?
MARIA (con aria seccata): Per trovare i cecoslovacchi…!
LIZ: Adesso stai esagerando, Maria.
MARIA (sospirando): Questo mi conferma quello che pensavo prima che tu mi parlassi di questa cosa. E cioè che dobbiamo a tutti i costi, a tutti i costi, dirlo ad Alex.
LIZ: No, senti Maria non dobbiamo dire niente a nessuno, mai. Mai.
MARIA: Non dobbiamo? Io sono di parere opposto. Senti, ci serve qualcuno che ci aiuti a riflettere, stanno succedendo cose che potrebbero essere pericolose. L’altro giorno lo sceriffo mi fa tutte quelle domande, e ora appare questa misteriosa Topolsky. Fanno proprio così, mandano agenti speciali del governo, cacciatori di alieni. Già, e noi rischiamo di fare la stessa fine dei cecoslovacchi! Ci serve il parere di Alex. 
(Allora Liz con un sorrisino indica il ragazzo che, poco lontano, mostra in modo ridicolo di essere un contorsionista, provocando il riso di alcune ragazze lì vicino)
ALEX: Io sono snodabile…Io…io riesco a farlo. Non so come! 
MARIA: Lo ammetto, non è proprio James Bond, ma per ora non abbiamo di meglio.
ALEX (stupito dalle reazioni delle ragazze): Che c’è? Ehi, mi avete preso per pazzo??

(Più tardi. A scuola, davanti all’armadietto di Liz)
MARIA: Sta arrivando Kyle Valenti!
LIZ: E’ entrato in corridoio o è diretto verso di me?
MARIA: Verso di te…!
LIZ: Noo…
MARIA: Che gli dirai?
LIZ: Credo che non ci sia proprio niente da dire. Ci siamo frequentati quest'estate senza alcun impegno. Sono certa che ora che siamo tornati a scuola mi ricorderà come una storiella estiva..
KYLE: Liz!
LIZ: Kyle!
KYLE (abbracciandola): La mia ragazza…
MARIA (andandosene con un risolino divertito): Ciaooo…
LIZ: Hey!
KYLE: Hey...come stai?
LIZ: Bene, però sai...sono molto presa dagli impegni della scuola.
KYLE: Sì, questa cose le prendi molto sul serio. 
LIZ: Già! 
KYLE: Bene...ok!
LIZ: Ok! Ok...
(La ragazza fa per andarsene)
KYLE: Senti Liz, credo che sia importante essere onesti fra noi....ne parlavo con Tommy Hord della squadra ed è d'accordo con me: bisogna essere puntuali, Liz. So che non c'era niente di preciso tra noi, ma dovevamo vederci al Crash festival e se si tiene a una persona, e io tengo a te, bisogna essere puntuali... se tu fossi stata una qualunque che mi aveva dato buca avrei continuato per la mia strada ma tu non sei una qualunque, tu per me sei.....
LIZ (vedendo la signorina Topolsky girare l’angolo con dei fogli in mano): Kyle, mi piacerebbe tanto parlare con te, ma…ora non ho tempo, scusa. Devo proprio andare. Scusa.

(Liz si allontana con l’intenzione di seguire la Topolsky, lasciando un Kyle allibito. Girando l’angolo va a sbattere involontariamente proprio contro di lei, facendole cadere tutti i fascicoli che aveva in mano)
LIZ (aiutando la Topolsky a raccoglierli): Oddio, mi scusi! Mi dispiace molto.
TOPOLSKY: Parker! Liz.
LIZ: Sì!
TOPOLSKY: Ho una memoria fotografica.
LIZ: Aah, interessante…Non ho mai conosciuto nessuno con la memoria fotografica.
TOPOLSKY: Mi è utile nel mio lavoro. 
LIZ: Ecco, se la posso aiutare…
TOPOLSKY: Grazie, sei molto gentile.
(Liz raccoglie un fascicolo, che appartiene a Michael)

(Più tardi, Liz arriva al campo dove abita Michael. Bussa alla porta della sua roulotte e le apre un uomo dall’aria poco raccomandabile)
LIZ: Salve.
HANK: Salve…
LIZ: Stavo cercando Michael. Michael Guerin. Forse ho sbagliato indirizzo…
HANK(allontanandosi): Michael!
(La ragazza entra. Vede il padre adottivo di Michael che si siede sulla poltrona per guardare la tv. Michael sopraggiunge in quel momento)
MICHAEL: Usciamo. Forza.
(Di fuori, Liz e Michael camminano)
MICHAEL: Erano i miei dati, sicura? Erano proprio i miei?
LIZ: Sì..
MICHAEL: E ha chiesto di me in classe?
LIZ: Beh, ha fatto solo l’appello e quando ha visto che non c’eri ha chiesto se qualcuno ti conosceva.
MICHAEL: Beh, allora mi cerca.
LIZ: Non so che sta succedendo, ma ho pensato che dovevo dirtelo.
MICHAEL: Grazie.
LIZ: Di niente…
MICHAEL: Senti…Hank… ti ha insultato per caso?
LIZ: No, no.
MICHAEL: Lo devi ignorare. 
LIZ: Scusa…se sono venuta qui da te…
MICHAEL: Io vivo qua. Grazie.
(Michael si allontana)

(Quella sera, lo sceriffo Valenti stava parlando al telefono nel suo ufficio)
SCERIFFO VALENTI: Lo so che è tardi, ma ha mandato un agente nel mio ufficio e ho diritto a una spiegazione immediata…! No, non voglio richiamare...No, eh no...non posso aspettare domani....beh si, anche a me dispiace tanto...senta... no, no mi scusi.. .pronto? Pronto?
(Dopo aver riattaccato, lo sceriffo apre il cassetto della sua scrivania, dove sono presenti dei fascicoli. Ne apre uno, dove ci sono le foto che aveva mostrato anche a Liz, in cui si vedono alcune persone morte con l’impronta argentata. Alla fine del fascicolo c’è una bustina attaccata, lo sceriffo la stacca tirando fuori una chiave dal suo interno. La nasconde poi sotto il tappo del suo termos da caffè, ripone l’oggetto in una busta e mette tutto in un altro cassetto.)

(Più tardi, lo sceriffo entra in macchina e se ne va. Proprio in quel momento Michael, vedendolo allontanarsi, esce dal negozio affianco ed entra nella stazione di polizia con un sacchetto in mano. Proprio mentre si stava dirigendo verso l’ufficio dello sceriffo, spunta Hanson)
AGENTE HANSON: Ciao, vuoi qualcosa?
MICHAEL: Ah…buonasera agente. Vendo dolci per beneficenza.
AGENTE HANSON: Dolci?
MICHAEL: Sì, per riaprire l’orfanotrofio di West Lake, agente....
(Legge la targhetta con il nome e gli mostra una scatola tirata fuori dal suo sacchetto) 
…Hanson. Lei può aiutarci a dare una casa a decine di bambini bisognosi. Le singole scatole vengono 6 dollari l'una. Ah! Ci tengo a raccomandarle le arachidi croccanti, sono buonissime.
AGENTE HANSON: Ecco…sono a dieta. Cerco di evitare i dolci.
MICHAEL: Ah. Beh, allora… se è d’accordo do un’occhiata per vedere se c’è qualcuno.
AGENTE HANSON: Non c’è nessuno di là. 
MICHAEL: Ah…potrei tornare domani sera?
AGENTE HANSON: Di solito la notte qui non c’è nessuno.
MICHAEL: La ringrazio molto per l’aiuto.
(Michael fa per andarsene quando si imbatte nell’agente Owen)
AGENTE OWEN: Cosa fai qui?
MICHAEL (estraendo una scatola di dolci dal sacchetto): Ehm…vendo dolci per beneficenza.
AGENTE OWEN: Ma non qui dentro.
MICHAEL (rimettendo dentro la scatola e andandosene): Non si arrabbi!

(Più tardi, a casa di Isabel e Max)
ISABEL: Ma sei matto??
MICHAEL: Non sono entrato così, avevo un pretesto.
MAX: E qual era il pretesto?
MICHAEL: Una vendita per beneficenza (Poi, allungando un cioccolatino a Isabel, la quale è leggermente infastidita) Un dolcetto?
MAX: E come è andata?
MICHAEL: Male, non mi hanno comprato niente.
ISABEL: Lui vuole sapere se hanno creduto al pretesto!
MICHAEL: Ma certo, hanno abboccato.
(Posa lo sguardo sul vestito della ragazza, un po’appariscente)
MICHAEL: Perché quel vestito?
ISABEL (allacciandosi un bottone e alzandosi): Perché devo uscire, Michael, con un ragazzo…che mi piace. Anzi, mi piace tutta la mia vita qui. Anzi, ho un appuntamento venerdì prossimo a cui spero di non dover mancare per sfuggire alla legge!
MICHAEL: Ehi, non c’è problema! Quella cartella deve essere nell’ufficio di Valenti. Lui se ne va alle sette e mezza di sera e non resta nessun altro in quella parte del suo ufficio. Noi entriamo, troviamo la cartella, prendiamo le informazioni e rimettiamo tutto a posto.
MAX: E come facciamo a entrare, per ipotesi?
MICHAEL: C’è un lucchetto alla finestra, non ci vuole niente ad aprirla.
MAX: C’è un allarme? (poi, notando lo sguardo di rimprovero della sorella, aggiunge) Per ipotesi…?
MICHAEL: E’ una sciocchezza. Posso disattivarlo anch’io.
ISABEL: Max, non gli dare retta, non posso credere che tu stia considerando l’idea!
MAX: Volevo… sapere se era realizzabile il piano. 
(Michael e Isabel lo guardano pieni di aspettativa, anche se si tratta di aspettative opposte)
MAX: E...NON E’ realizzabile. Non si può Michael.
MICHAEL: Ma è quello che abbiamo aspettato per tutta la nostra vita! Cioè, è la prima volta che riusciamo ad avere un indizio che può dirci chi siamo. Non abbiamo scelta.
(In quel momento i signori Evans entrano in casa)
MR. EVANS: Hey!
MRS. EVANS: C’è qualcuno?
MICHAEL: Hey, con gli agenti alle costole dobbiamo decidere, non credi?
MAX: Agenti?
ISABEL: Di cosa stai parlando Michael?
MICHAEL: Chiedi a Liz. 
MR. EVANS: Avete fame?
MRS. EVANS: Ragazzi c’è la pizza!
(I signori Evans entrano nel soggiorno)
ISABEL: Salve.
MRS. EVANS (squadrando la figlia): Ciao cara, sei molto…carina! Michael! Ciao.
MICHAEL: Salve, stavo andando.
MR. EVANS: Vuoi un po’ di pizza?
MICHAEL (andandosene): No, mio padre ha cucinato. Grazie.
MRS. EVANS: Beh, io ho fame. Su ragazzi! Piatti, tovaglioli...coraggio, preparate!

(Il giorno dopo, durante l’ora di geometria…)
TOPOLSKY (scrivendo alla lavagna): Noi sappiamo che la somma di A, B e C è uguale a 360 gradi.
LIZ (tra sé e sé): Ma che sta dicendo…
TOPOLSKY: Cosa c’è Parker? 
LIZ: E’ 180… 
TOPOLSKY: Come scusa?
LIZ: Eh, sì…la somma degli angoli interni di un triangolo è di 180 gradi…
(La classe ridacchia, mentre la Topolsky, accortasi del suo errore, corregge la cifra alla lavagna, leggermente a disagio) 
TOPOLSKY: Certo! Certo è ovvio, è uguale a 180 gradi!
(Max e Liz si guardano. Alla fine della lezione, si ritrovano nel corridoio per parlare della professoressa)
MAX: Aveva anche le schede di altri studenti?
LIZ: Sì, ma il fatto è che ha preso quella di Michael!
MAX: Quante altre ne aveva?
LIZ: Non lo so, forse dieci…
MAX: Dieci sono tante…
LIZ: Ok, forse erano solo cinque, non so quante ce n’erano.
MAX: Non puoi arrivare a casa di Michael e raccontargli una cosa del genere. Tu non lo conosci...non è uno che ci pensa tanto su prima di fare qualcosa. Lui agisce d'istinto.
LIZ: Mi dispiace Max, credevo fosse in pericolo e che fosse meglio avvertirlo.
MAX: In pericolo perché?
LIZ: Non lo so, io non ne ho idea! Voglio soltanto dire che se c’è una spia fra di noi non credi che dovremmo darci subito da fare?
MAX: Spia?
LIZ: Sì, ecco…
MAX: Senti…
LIZ: No, Max guarda che queste cose esistono sul serio. Esistono rami speciali del governo, cacciatori di alieni, cose del genere.
MAX (in tono divertito): Tu credi che la Topolsky sia una cacciatrice di alieni??
LIZ: Beh, se lo dici così sembra un’idea ridicola…
MAX: Liz, grazie…Grazie del tuo interessamento ma…dobbiamo continuare la nostra vita esattamente come prima. Dobbiamo solo stare più attenti. Tutti noi. Anche tu.

(Max sta camminando per conto suo. Ad un tratto vede attraverso il vetro di una finestra la Topolsky che parla con lo Sceriffo Valenti. I due si stringono la mano.)


(Poco dopo, nel bagno delle ragazze…Maria ha in mano un bigliettino, che appartiene a Liz)
MARIA: “Vediamoci nella stanzetta dei cancellini alla sesta ora. Max”…Liz, lo sai cosa vuol dire questo, vero? 
LIZ (mettendosi il lip gloss davanti allo specchio): No dimmelo tu. Cosa vuol dire?
MARIA: E’ dove Greg Coleman ha lasciato un livido grosso come una mela a Marlene Garcia, è dove Richie Ruhl e Amanda Lourds…l’hanno fatto la prima volta, è dove…
LIZ (interrompendola): Sai che ti dico? Che stai solo ingigantendo tutto.
MARIA: Liz io dico che non dovresti farlo ok? Non sappiamo cosa può succedere, cioè quel ragazzo ti ha toccato ed hai avuto come una visione, chissà che può succedere se ti bacia! Chissà che cosa si prova a essere baciata da un cecoslovacco! Tu non lo sai…!
LIZ: D’accordo Maria, ti assicuro che non ci saranno baci. Max non è minimamente interessato a me, mi ha detto che le cose sono esattamente come prima, non è cambiato niente…Me l’ha detto lui… 
MARIA: Guarda che nella stanzetta dei cancellini non ci si bacia soltanto…!
UNA RAGAZZA: Questo è sicuro!
MARIA: Quella stanza serve a due cose: a pulire i cancellini, e a perdere l’innocenza. Sai che intendo per perdita di innocenza? Quella stanza ha segnato il destino di molte di noi!
(Maria si allontana, lasciando Liz un tantino perplessa.)

(Valenti è alla sua scrivania. In quel momento arriva l’Agente Stevens)

AGENTE STEVENS: Salve Sceriffo.
SCERIFFO VALENTI: Agente Stevens…non telefona, non scrive…mi dispiace di aver cacciato da qui il suo agente l’altro giorno…sa problemi di giurisdizione, non se la prenda.
AGENTE STEVENS: Non me la prendo.
SCERIFFO VALENTI: Allora…che cosa avete trovato nel grembiule della cameriera?
AGENTE STEVENS: A dire il vero molte cose: pomodori, sale, acqua, zucchero, aceto…ketchup sceriffo! Non sangue. Si è già sprecato troppo denaro dei contribuenti per cercare quello che non c'era, non è atterrata nessuna navicella spaziale nel '47, non ci sono alieni a Roswell, New Mexico. Il governatore mi ha ordinato di perquisire questo luogo e di eliminare qualunque informazione che riguardi UFO, avvistamenti di alieni e ogni altro fatto paranormale accaduto in questa città. E' una storia finita sceriffo. Coraggio ragazzi...!
(A queste parole entrano degli agenti federali)
SCERIFFO VALENTI: Sul grembiule c’era sangue, vero? Altrimenti perché vi affrettereste a rimuovere il mio archivio…? Non è uno spreco del denaro dei contribuenti?
AGENTE HART (rivolto a Stevens): E’ chiuso.
AGENTE STEVENS (tendendo la mano per avere le chiavi dallo sceriffo, che gliele consegna): Faremo presto. Grazie, sceriffo.
(Un agente apre uno dei vari archivi)
SCERIFFO VALENTI (prendendo il thermos in cui aveva nascosto la chiave): Fate come a casa vostra. Io vado a pranzo.

(Lo sceriffo esce dalla stazione di polizia. Michael lo osserva attentamente con un binocolo, soffermandosi sul suo thermos)

(Intanto, nella stanza dei cancellini, Max aspetta Liz pulendone uno. La ragazza entra)

LIZ: E così questa è la stanza dei cancellini…non c’ero mai stata prima.
MAX: Volevo solo stare in un posto tranquillo.
LIZ: Certo...
(La ragazza chiude a chiave la porta, poi si gira verso Max con un’espressione ricca di aspettative…)
MAX: Hai ragione sulla Topolsky. Non è quello che può sembrare.
LIZ (visibilmente delusa): Ahh...
(Max rimuove un pannello, mostrando una grata da cui si vede il suo ufficio)
MAX: Ecco il suo ufficio. Dobbiamo scoprire perché è venuta qui. 
LIZ (avvicinandosi per guardare): Già...
MAX: E’ libera alla sesta e alla settima ora. Quindi…non ci resta che aspettare,

(Intanto Michael sta mangiando qualcosa su cui mette sopra del tabasco, mentre continua ad osservare gli agenti federali che si portano via l’archivio dello sceriffo.)


(Nella stanza dei cancellini, Max e Liz sono seduti e parlano un po’)
LIZ: Ecco, non ho le idee chiare perché…se siete atterrati nel '47, tu hai veramente 16 anni o…o sei un cinquantenne nel corpo di un ragazzo di 16 anni? O forse voi invecchiate in un modo diverso, cioè come se un anno di alieno equivalesse a 3 anni umani…
MAX (leggermente sorpreso ma allo stesso tempo divertito): E’ da molto che ci stai pensando eh? 
LIZ (ridendo): Si è vero…
MAX: Noi siamo usciti dalle celle di ibernazione nell'89.....non so quanto siamo stati lì dentro. Quando siamo usciti dimostravamo 6 anni. 
LIZ: E…eravate verdi?
MAX: Verdi?
LIZ: Prima di assumere forme umane eravate alti un metro verdi e viscidi? Sai.. (scoppia a ridere) scusa se te l'ho chiesto, ma è una curiosità di Maria…!
MAX: No, abbiamo sempre avuto questo aspetto....a parte....il terzo occhio… 
(In quell’istante, Max si china a terra come per allacciarsi le scarpe; Liz cercando di fare l’indifferente lo scruta… leggermente in ansia) 
LIZ: Ah si…? 
MAX (sorridendo divertito): Scherzavo! 
LIZ: Sì…lo so che scherzavi. 
(I due ragazzi ridono e Liz da un leggero colpo sul braccio di Max)
LIZ: Che stupido! 
(In quel momento Max si alza.)
LIZ: Allora tu non sai da dove vieni, da quale pianeta, o chi è la tua gente, a parte Michael e Isabel…?
MAX: Non ne ho idea.
LIZ (alzandosi anche lei): Beh, deve dare un senso di libertà.
MAX (con tono dubbioso): Trovi?
LIZ: Ecco, guarda me. I miei sono proprietari del CrashDown Café e quindi qui in città tutti sanno chi sono… Per cui se mi taglio i capelli, se ne accorgono tutti…e credono di dovermi dare il loro parere. Questo mi fa sentire un po’ claustrofobica… Insomma, voglio dire, come posso fare a vivere una vita normale se mi sento sempre addosso gli occhi di tutti…? Capisci? (poi, abbassando lo sguardo) A volte vorrei poter essere invisibile.
MAX: A volte io vorrei non dover essere invisibile, invece.
(Max e Liz si guardano negli occhi, ma poi un rumore alle loro spalle proveniente dall’ufficio della Topolsky li fa accorrere alla grata.)

TOPOLSKY: Allora, li ha controllati tutti. Ed è da lui che voglio iniziare.
(La Topolsky consegna un fascicolo ad un altro uomo entrato insieme a lei)

AGENTE: Michael Guerin. Ci hai già parlato?
TOPOLSKY: Non ha messo piede a scuola da che sono qui. Ma se Maometto non va alla montagna…
AGENTE: Gli parlo io?
TOPOLSKY: No, lo farò io. Controlla solo che l’indirizzo sia esatto.
AGENTE (andandosene con il fascicolo di Michael in mano): D’accordo. 
(Max e Liz, che hanno seguito tutta la conversazione, si allontanano rapidamente.)

(Più tardi si trovano nella jeep di Max, che parcheggia davanti al CrashDown. In quel momento si avvicina Michael correndo)

MAX (rivolto a Liz): Fa presto.
LIZ (scendendo dal veicolo): D’accordo.
MAX: Michael, ti devo parlare. 
MICHAEL: Tolgono roba dall’ufficio dello sceriffo.
MAX: Cosa??
MICHAEL: Uno in giacca e cravatta! Dobbiamo entrare.
MAX (confuso): Ma…
MICHAEL: Ora o mai più, Max. 

(La scena si sposta al CrashDown. Maria sta servendo ai tavoli, e in quel momento entra Liz)

MARIA ( rivolgendosi innervosita a una cliente): C’è dell’altro, legga anche questa parte del menù…
(poi, accorgendosi dell’arrivo dell’amica) Oh, scusi…
MARIA (seguendo Liz): Dove sei stata?
LIZ: Ho bisogno che tu mi copra.
MARIA: Quando?
LIZ: Stasera. 
MARIA (sconfortata): Oh no, stasera è la follia!!!
(In quel momento un uomo grasso seduto al bancone richiama la sua attenzione)
CLIENTE: Mi scusi? Sono venti minuti che aspetto la mia torta al cioccolato alieno!
MARIA (con aria annoiata): Arriva subito…(poi rivolgendosi sottovoce a Liz) Come se non fosse già abbastanza grasso…(tornando rapidamente al loro discorso poi esclamò) Sei stata una volta nella stanza dei cancellini e già non vuoi più lavorare? Forza, mettiti il grembiule, donna perduta, le masse chiedono cibo grasso con nomi alieni e noi dobbiamo darglielo, è la nostra missione!
LIZ: No, no, devo fare una cosa molto importante. Ti prometto che poi ti dirò tutto. Sei la mia migliore amica ma adesso devo proprio andare. 
(Liz si allontana lasciando Maria interdetta, ma si imbatte in Alex)

ALEX: Liz, voglio delle spiegazioni. Già innanzitutto gira voce che la settimana scorsa ti hanno sparato proprio qui; poi al Crash Festival sembrava che tu (rivolto a Maria) fossi stata investita da una macchina, ma non era vero. E ogni volta che vi incontro diventate silenziose, o vi inventate qualche sciocca storia su cecoslovacchi; la Cecoslovacchia è un Paese che non esiste più già da un pezzo!
Io voglio la verità, e la voglio subito!
LIZ (prendendo il ragazzo da parte): Alex, la ragione per cui noi continuiamo a cambiare argomento è…
MARIA (improvvisando):…Nausea! Abbiamo la nausea, Alex! 
LIZ: Sì, e non volevamo parlarne davanti a te perché pensavamo che forse ti saresti sentito un po’…a disagio.
MARIA: Ma se lo vuoi sapere possiamo dirtelo…!
LIZ: E anche con tutti i dettagli!
ALEX (disgustato): No!! Sto mangiando!
(Alex si allontana)

LIZ (rivolta a Maria): Grazie!!
(Anche Liz se ne va, e Maria sospira sconsolata)

(La scena ritorna a Max e Michael)

MAX: E’importante anche per me.
MICHAEL: Tu non vuoi fare altro che proteggere la tua vita a Roswell.
MAX: Sì, infatti è così.
MICHAEL: Hai mai pensato alla mia vita, Max? 
MAX: Sì, certo…!
(Improvvisamente si vede Liz apparire dietro a Max, e Michael accorgendosene fa un risolino sarcastico. Anche Max si volta e la vede.)

MAX: Senti, la Topolsky ha preso i tuoi dati e sta andando a casa tua.
MICHAEL: Cosa??
MAX: Sta lontano da lì, stasera. Va a casa nostra, c’è Isabel; va lì e aspetta.
MICHAEL: Aspetto che vengano a prendermi?
MAX: Non fare lo stupido.
(A queste parole Michael se ne va via correndo)

MAX (rivolto a Liz): Andiamo.

(Nel frattempo, Kyle sta uscendo dalla sua fuoriserie quando vede Liz salire sulla jeep di Max)
KYLE: Liz!!!
(Rapidamente si rimette alla guida della sua macchina e comincia a inseguire la jeep. Poco dopo, Max e Liz arrivano al campo dove abita Michael. Kyle è poco più dietro e li guarda nervoso.)
LIZ (giocando con il suo anello): E…come mai tu sei finito in una vera famiglia e…Michael è finito qui?
MAX: E’ una storia lunga.
LIZ (dopo qualche attimo di silenzio): Il suo papà adottivo è…sempre così…
MAX: …spiacevole? Sì…
(La Topolsky arriva in quell’istante davanti alla roulotte di Michael. Liz si avvicina a Max per guardare meglio e Kyle dietro comincia ad preoccuparsi…)
KYLE (con la testa fra le mani): Oh no…
(La Topolsky va alla porta e bussa. Ma proprio in quel momento l’anello di Liz cade e lei si china per raccoglierlo.)
LIZ: Oh, l’anello! 
(Da dietro Kyle fraintende completamente data la posa ambigua della ragazza e comincia ad inquietarsi.)
KYLE: Oh mio Dio, Liz che fai? Alzati! Liz!
(Il ragazzo scende dalla sua auto allarmato. Nel frattempo, il padre adottivo di Michael apre alla Topolsky.)
HANK: Siii?
TOPOLSKY: Mi dispiace disturbarla; sto cercando Michael. 
HANK: Ahh…
(Kyle è ora davanti alla jeep di Max)
KYLE: Liz!
LIZ (alzando rapidamente la testa sorpresa): Kyle!!
KYLE: Ciao Max.
MAX: Ciao Kyle.
KYLE: Che succede?
LIZ (sussurrando): Niente!!!
KYLE: Come parli??
LIZ (continuando a parlare sottovoce): Stiamo solo…aspettando Michael, vogliamo andare al…
MAX (sparando la prima cosa che gli viene in mente):…bowling.
KYLE: Ma come parli?!
LIZ (con fare seccato): Andiamo al bowling!
KYLE (innervosendosi): Che cosa ci facevi là sotto?!
LIZ: Mi è caduto l’anello…!
KYLE: E lo dici così?
(Intanto, la professoressa Topolsky è ancora davanti alla porta)
TOPOLSKY: Le lascio il mio numero.
HANK: Bene…e che ci faccio?
TOPOLSKY: Può dire a Michael di chiamarmi?
(Kyle sta ancora farneticando, non facendo sentire nulla della conversazione)

KYLE: Ma insomma…cosa…?
MAX (abbassandosi): Zitto!
KYLE (facendo altrettanto): Cosa??
MAX: Zitto.
KYLE: Ma dove vai?
(Liz, abbassandosi per nascondersi, fa segno loro di tacere e guarda preoccupata la Topolsky)
KYLE: Che state facendo…?
(La Topolsky sembra essersi accorta dei ragazzi e si gira verso di loro.)


(La scena si sposta su Michael che, aspettando che lo sceriffo se ne andasse, si avvicina alla stazione di polizia. Giunge sotto la finestra del suo ufficio e lì si ferma.)


(Nel frattempo, Max sta accompagnando Liz alla porta.)

MAX: Forse…quando le acque si saranno calmate potremmo…mangiare insieme. Che ne dici?
LIZ: A pranzo?
MAX: Sì, se vuoi.
LIZ: Cioè, al ristorante?
MAX: Certo.
LIZ: Ok, bene. Allora abbiamo un…no, non è un appuntamento. E’ un pranzo.
MAX: Pranzo. Giusto. 
LIZ (dopo qualche attimo): Meglio andare a casa.
MAX: Sì, sì è meglio.
(In quel momento compare Isabel dietro a Liz che fa segni frenetici a Max per invitarlo a darci un taglio)
MAX (ignorandola): ‘Notte.
LIZ (sorridendo): Buona notte…
(Max se ne va, ma Liz si volta per guardarlo. Poi anche lei si incammina, ed è la volta di Max di girarsi per vederla allontanarsi) 


ISABEL: Michael è sparito.
(Si vede Michael che si arrampica su per una grondaia, fino ad arrivare alla finestra dell’ufficio di Valenti)
(Intanto Max e Isabel sono già nella jeep)

ISABEL: Lui non sa controllare i suoi poteri. 
MAX: Lo so. 

(Si ritorna a Michael che con i suoi poteri apre il lucchetto posto su una inferriata davanti alla finestra. Questa si apre e lui rimane lì aggrappato, poi riesce ad entrare. Nel frattempo arrivano Max e Isabel, che vedono la finestra aperta e si scambiano un’occhiata significativa, mentre Michael comincia ad aprire i cassetti della scrivania, che però sono vuoti. Proprio in quel momento, Max e la sorella vedono arrivare lo sceriffo, che scende dalla sua macchina)

ISABEL: Fai uscire Michael dall’ufficio, io intanto cercherò di distrarre Valenti. 
MAX (allontanandosi): Ok.

(Michael continua a cercare, mentre lo sceriffo entra nella stazione di polizia)

AGENTE OWEN: Ha dimenticato qualcosa?
SCERIFFO VALENTI: Delle carte. 
(In quel momento entra Isabel)

ISABEL (con voce civettuola): Sceriffo? Per fortuna ho trovato lei. Ho una gomma a terra e non so assolutamente cambiarla…!
(Continuando a frugare qua e là, Michael trova un sacchetto. Lo scuote vicino all’orecchio per capire meglio cosa contenga. Nel frattempo, di sotto…)
AGENTE OWEN: Sceriffo, lei ha finito il servizio, aiuto io la signorina.
SCERIFFO VALENTI: No, grazie, ci penso io.

(Mentre Michael toglie il tappo al thermos contenuto nel sacchetto, trovando la chiave che Valenti aveva nascosto, sbuca Max dalla finestra.)
MAX: Michael! Vieni, su, Valenti è tornato! Dai!
(Michael prende in mano la chiave, e comincia a vedere delle immagini. Compare una specie di cupola non meglio definibile. La sorpresa è così tale da farlo cadere dalla sedia, provocando un forte rumore…che al piano inferiore non passa inosservato)

SCERIFFO VALENTI (rivolto a Isabel): Tu resta qui.
(Va a vedere di sopra, seguito dall’Agente Owen)

ISABEL (fra sé e sé): Accidenti…
(Max intanto incita l’amico a muoversi)

MAX: Vieni, forza!
(Michael è ancora scosso, ma prende la chiave e si alza, mentre lo sceriffo sale le scale…. Max apre la finestra, esce insieme all’amico e poi richiude il lucchetto coi suoi poteri. Lo sceriffo apre la porta del suo ufficio ed entra, ma la stanza è vuota. Max e Michael, fuori dalla finestra si accingono a saltare giù)

MAX: Uno…due…tre!
(I ragazzi si buttano, finendo in un cassonetto dell’immondizia)
(Lo sceriffo, ignaro di tutto, apre la finestra e controlla l’inferriata. E’ tutto a posto…Isabel arriva in quel momento trafelata, ma allo stesso tempo pare sollevata. Lo sceriffo la guarda)

MICHAEL (alzando la testa dal cassonetto): Ah! Te l’avevo detto che era una cosa da nulla…!
MAX (sarcastico): Da nulla eh…?

(Più tardi, lo sceriffo ha finito di cambiare la gomma a Isabel)

SCERIFFO VALENTI: Ecco fatto…! A posto, signorina Evans.
ISABEL: Grazie, grazie tante.
SCERIFFO VALENTI: Isabel, vero?
ISABEL (mettendo in moto): Sì…
SCERIFFO VALENTI: E’ un po’ tardi, mmh?
ISABEL (sorridendo nervosamente): Avevo una gomma a terra… 
SCERIFFO VALENTI: Già…Dov’è Max stasera?
ISABEL: Ehm…non ne ho la minima idea. Sono la sorella, non il custode. 
(Lo sceriffo non sembra convinto)

ISABEL: Grazie ancora! 
SCERIFFO VALENTI (mentre Isabel sfreccia via): Ma ti pare.

(La ragazza raggiunge gli altri due. Stanno tutti e tre nella jeep e osservano la misteriosa chiave passandosela di mano in mano. Cercano di avere nuovamente la visione, ma ciò non avviene)

MAX: Niente.
ISABEL (prendendo la chiave): Ooooh!
MICHAEL: Che vedi?
ISABEL: Leonardo di Caprio nella doccia!
(Michael seccato scende dalla jeep. Max dopo una rapida occhiata alla sorella lo segue)

MAX (rivolto a Michael): Hey.
(Michael si volta verso di lui)

MAX: Scusa. Per prima. Non sapevo che la tua vita fosse così dura.
MICHAEL: Sì, ma ho capito una cosa. Il fatto che la mia vita faccia schifo è un vantaggio. Rende tutto più facile. Devi essere sempre pronto ad andare, fare i bagagli e a partire. Magari tra dieci anni, magari tra qualche giorno…o magari domani. Vuoi un consiglio? Non lasciarti mai coinvolgere, Max. Diventi più debole. 
(Michael è ora davanti a casa sua. Vedendolo entrare, Max si allontana)


(Il giorno dopo, a scuola, Liz stava camminando per i fatti suoi quando la Topolsky attira la sua attenzione)

TOPOLSKY: Liz Parker? Ti vorrei fare qualche domanda su Michael Guerin.
(Liz si volta tesa verso di lei)

TOPOLSKY: Il tuo amico Michael è veramente nei guai, Liz…Non sono la vostra supplente. Ti ho visto vicino casa di Michael ieri sera. Sono la consulente scolastica. 
LIZ: Consulente scolastica…?
TOPOLSKY: Sì… E Michael è un ragazzo che rischia seriamente di essere espulso da questa scuola. Se sei veramente sua amica, devi parlargli. Devi convincerlo a venire da me…e presto. Hai capito, Liz? Lo farai?
LIZ: Lo farò.
TOPOLSKY: Grazie.
(Mentre la Topolsky si allontana, Liz scorge Kyle in lontananza camminare con dei suoi amici. Il ragazzo la guarda torvo)


VOCE FUORI CAMPO DI LIZ: Da quando ho saputo di Max, Michael e Isabel, ho riflettuto molto sui segreti. Per ogni persona che ha un segreto (si vede Valenti che aprendo il thermos non trova più la chiave) ce n’è un’altra che vuole conoscere quel segreto. A volte avere un segreto ti fa sentire isolato dagli altri…(Michael nascosto dietro un albero vede la famiglia Evans ridere e scherzare giocando a basket…e si allontana)
Ma un segreto può darti anche la sensazione di avere qualcosa in comune con qualcun altro… (la ragazza pensa a quando lei e Max si erano trovati poco distanti l’una dall’altro davanti alla grata sull’ufficio della Topolsky.)
E ora persino io, Liz Parker, la più normale ragazza di questa città, con una vita banalissima…perfino io ho qualcosa da nascondere.




Sigla di chiusura

 

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