|
"VIAGGIO
IN EGITTO" di
Cranston2006
Riassunto: I
giovani alieni fanno uno strano sogno grazie al quale potrebbero
riscoprire le loro origini.
Data di
stesura: 10
Agosto 2005
- Tess, per piacere, porta il frappé di Venere al tavolo 5! – le urlò Liz dal bancone.
- Subito! Frappé di Venere in arrivo! – rispose la ragazza.
Ebbene sì: Tess aiutava Liz nel negozio! Erano diventate buone amiche da quando Tess aveva capito che Max era perso di Liz, e si era fidanzata con Kyle. Tutti i rancori di un tempo erano spariti e vivevano serenamente aiutandosi a vicenda e formando un gruppo fantastico. Anche Isabel si era aperta molto con loro e ogni tanto dava una mano anche lei al Crashdown, che era sempre stracolmo.
Ovviamente Max e Liz stavano insieme, ed erano più uniti che mai; Michael finalmente era riuscito a prendere in seria considerazione il suo rapporto con Maria, e ora andavano d’amore e d’accordo; Isabel aveva capito di voler stare con Alex e aveva eliminato tutte le sue paure riguardo alla fiducia che riponeva nel suo ragazzo; infine Tess aveva scoperto che faceva la gatta morta con Max solo per fare ingelosire Kyle, e finalmente glielo aveva detto.
In un quadretto simile, niente avrebbe potuto turbare la loro vita; eppure qualcosa era in agguato…
Lo sceriffo Valenti entrò al Crashdown con un uomo molto alto, coi capelli neri e gli occhi neri. Portava una divisa e capirono che si trattava di un poliziotto.
- Salve ragazzi – disse Valenti avvicinandosi al gruppo.
- Salve sceriffo, tutto bene? – chiese Max che rimaneva sulla difensiva anche nei momenti più felici.
- Sì, tutto bene. Stai tranquillo – rispose Valenti, capendo la domanda di Max.
Dopo una piccola pausa lo sceriffo riprese la parola e presentò il nuovo collega come Peter Setter.
- Piacere – dissero in coro i ragazzi.
Quell’uomo aveva qualcosa di strano; continuava a fissare i quattro alieni e a parlare a voce bassissima tra sé e sé, come se stesse facendo un esorcismo. Quando lo sceriffo gli presentò i giovani, l’uomo rispose che li conosceva già e che era onorato di essere in loro presenza.
Max fu gettato nella confusione più totale, e non vedeva l’ora di tornare a casa per fare ricerche sul conto di quello strano uomo. Come mai, si chiese, li conosceva?
Dopo aver preso due frappé, lo sceriffo e il suo assistente se ne andarono e Tess, Maria, Liz e Michael si precipitarono al tavolo degli amici per fare supposizioni.
- Non mi convince – esordì Max.
- Già. Cosa avrà voluto dire con: “Sono onorato di essere in loro presenza”? – chiese Michael.
- Non ne ho idea, ma era un’affermazione inquietante – disse Alex.
- Già. Ci conosce già, ma noi non l’abbiamo mai visto prima di oggi – continuò Isabel.
- Le ipotesi sono due: o è un cacciatore di alieni oppure è un agente dell'FBI. Ma non so quale dei due è peggio – ipotizzò Max.
- L’unica cosa che dobbiamo fare è stare calmi e non dargli nessun motivo per farsi strane idee su di noi – affermò Tess.
- È vero. Dobbiamo continuare a vivere tranquillamente – approvò Liz.
- Io comunque voglio fare qualche ricerca su di lui. Non si sa mai – disse Max.
- Vengo con te – si offrì Alex, il mago dei computer.
I due ragazzi diedero un bacio alle loro ragazze e uscirono dal locale.
- Speriamo che trovino qualcosa – disse Michael prima di rimettersi al lavoro.
Alex e Max cercarono in Internet tutto il pomeriggio notizie su Peter Setter, ma non trovarono nemmeno un’informazione utile, e questo gettò tutti nello sconforto.
- Non è possibile! – esclamò Kyle.
- O è un fantasma o è in incognito. Magari Peter Setter non è nemmeno il suo vero nome – ipotizzò Isabel.
- Suggerisco di dormirci su, tanto non abbiamo cavato un ragno dal buco! – fu la proposta di Maria, accettata a pieni voti.
I giovani andarono a dormire, ma non fu facile prendere sonno: erano agitati e preoccupati per quello che sarebbe potuto accadere. Un uomo misterioso e sospetto era entrato nelle loro vite. Non era possibile che non avessero mai un attimo di tregua!
Finalmente, dopo tanto disperarsi, si addormentarono. Purtroppo nemmeno il sonno fu tranquillo, perché Max, Isabel, Michael e Tess fecero uno strano sogno.
Max sognò di aprire una porta d’oro, e invece di trovarci una stanza, vide solo un bastone d’oro ricurvo con inciso un drago azzurro. Il bastone era molto grosso e assolutamente splendido, e il drago era perfettamente scolpito, tanto che sembrava vero. Max si svegliò di soprassalto, non perché il sogno fosse brutto, ma perché era privo di significato. Rimase qualche minuto seduto sul letto a riflettere, poi si riaddormentò e non sognò più.
Tess invece sognò un diadema d’oro, ma al posto del rubino incastonato, vi era un dragone azzurro perfettamente inciso. Anche lei si svegliò, ma non diede troppo peso al sogno, dato che alle ragazze piacciono molto i gioielli, e naturalmente ignorava di aver visto lo stesso simbolo di Max.
Isabel sognò una sfinge egizia, bellissima, imponente. Adorava l’Egitto, perciò non si svegliò terminato il sogno, ma anzi, fu contenta di aver visto un’opera di così grande valore artistico e culturale.
Michael vide una piramide egizia grandissima e antichissima. Non gli importava molto dell’Egitto, perciò quel sogno lo lasciò del tutto indifferente, anche se qualcosa lo attirava verso quella piramide.
La mattina seguente si recarono normalmente a scuola, senza quasi ricordare il sogno fatto la notte precedente. Tentarono nuovamente di trovare notizie su Peter Setter, ma fu un nuovo buco nell’acqua.
Quella notte i quattro alieni rifecero lo stesso sogno, e così accadde la notte seguente.
Cominciarono perciò a preoccuparsi, e decisero di parlarne. Si incontrarono a casa di Michael e iniziarono a elaborare le loro supposizioni.
- Mi è successa una cosa strana…continuo a fare lo stesso sogno – esordì Max.
- Anch’io – risposero in coro gli altri tre alieni.
- Andiamo bene! Io continuo a sognare un bastone d’oro con inciso un dragone azzurro – spiegò Max.
- Io vedo un diadema con un dragone azzurro – disse Tess.
- Io invece vedo una sfinge – fu la volta di Isabel.
- E io una piramide enorme – disse Michael.
- Secondo voi cosa vogliono dire? – chiese Max.
- Non lo so, però potrebbero essere dei simboli, qualcosa che riguarda il nostro pianeta o il nostro destino – ipotizzò Tess.
- Potrebbe essere, però noi sappiamo già dove si trova Antar. Sappiamo già qual è il nostro desino. Cosa possono dirci di nuovo? – osservò Isabel.
- Sicuramente ha a che fare con l’Egitto – disse Michael.
- Già. Però il bastone e il diadema cosa possono voler dire? Forse riguardano i nostri avi? Oppure com’era Antar o come potrebbe essere? – continuò Max.
- È come se il bastone e il diadema fossero i simboli del trono e il drago lo stemma reale – disse Tess.
- Sì, ma non può avere senso. Il nostro stemma reale è costituito da tre stelle che formano una V. Io non so più cosa pensare – disse Isabel.
- Facciamo qualche ricerca in Internet – suggerì Max.
Qualche ora dopo le loro ricerche diedero buoni frutti.
- Guardate. Qui dice che il dragone era lo stemma reale di un faraone poco conosciuto, vissuto nel 1100 a.C, di nome Zanafet, e il suo colore era l’azzurro. Ecco spiegato il dragone azzurro – lesse Max.
- Ha portato l’Egitto allo splendore, con la complicità della moglie Avefa, sul cui diadema era inciso il dragone azzurro – continuò Tess.
- La famiglia reale era formata anche dalla sorella Vilice e suo marito Rathin, il braccio destro del faraone – disse Isabel.
- Fu l’unico faraone a volere prendere le decisioni assieme alla sua famiglia, e governò quasi democraticamente – continuò Michael.
- Furono uccisi tutti da un antico rivale della famiglia reale, Kivis, il quale ha preso il posto del faraone sotto il nome di Tutankamon, il famoso faraone – lesse Max.
- I loro corpi sono contenuti nella Piramide del Sole, chiamata così perché in cima è scolpito lo stemma reale, e quando il sole è allo zenith i raggi del sole vi si riflettono mandando fasci di luce in cielo. Deve essere uno spettacolo unico! – disse Isabel entusiasta.
- Già. C’è scritto che esiste una profezia secondo la quale i reali avevano poteri superiori, quasi magici ed erano discendenti di Râ. Torneranno a governare sull’Egitto riportandolo all’antico splendore, e saranno riconosciuti dal popolo egizio per il loro aspetto – concluse Tess.
- Cosa possiamo avere in comune noi con dei faraoni egizi? – chiese Michael.
- Avete notato come i loro nomi sono simili a nostri nomi di Antar? Zanafet è diventato Zan – osservò Max.
- È vero! Avefa è Ava. Vilice è Vilandra e Rathin è Rath – continuò Tess.
- E Kivis è Kivar – concluse Isabel ricordando le parole della senatrice e di Nicholas.
- Quindi o quei reali siamo noi in non so quale epoca, oppure sono nostri antenati… Ma non può avere senso! L’Egitto è sulla Terra, e noi non siamo terrestri – osservò Michael.
- Appunto! A meno che Antar non sia uguale all’Egitto – ipotizzò Tess.
- Certo che sarebbe strano! Io non ci capisco più niente – si rassegnò Isabel.
- Perché non andiamo a chiedere consiglio a River Dog? – rispose Michael. Il ragazzo lo considerava ormai come il padre che non aveva mai avuto.
- Buona idea – dissero gli altri.
Si prepararono, e venti minuti dopo entrarono nella tenda del saggio indiano.
- River Dog, abbiamo bisogno di lei – disse Max.
- Lo so. Voi sapete cosa significano quei sogni, la chiave per capirlo è nel vostro cuore. Sgombrate la mente da ogni altro pensiero e concentratevi solo sulle immagini che vedete. La soluzione verrà da sé – spiegò.
- Ma non possono aver senso! Noi siamo alieni! – disse Tess.
- Alieno è chi è diverso, e voi lo siete meno di quanto immaginate. L’Egitto è una terra misteriosa e in un certo senso aliena – spiegò l'indiano.
- Puoi spiegarti meglio? – gli chiese Michael.
- No, mi spiace. Una persona vicina a voi ha tutte le risposte. Dovete solo trovarla – rispose River.
- Ma è un nostro amico? – chiese ancora Michael.
- Probabilmente. Ora dovete andare. Non posso più dirvi niente – li congedò River Dog.
- Grazie. Arrivederci – rispose Tess sicura che non avrebbero ricavato altre informazioni da lui.
- Io sono più confuso di prima – disse Michael mentre uscivano dalla riserva indiana.
- Chi può sapere qualcosa su di noi? Escludiamo Liz, Maria, Kyle, Alex e Valenti. Se loro sapessero qualcosa non avrebbero esitato un attimo a dircelo – ragionò Isabel.
- Io non conosco nessun altro, a parte il professore di geografia, ma è ridicolo – scherzò Max. Capì subito che era un pessimo modo di allentare la tenzione.
- Però River Dog ha ragione: è come se conoscessi quei simboli, mi sono famigliari – disse Tess.
- Sì, un po’ come con i simboli di Antar – fu d’accordo Michael.
- Facciamo un salto al Crashdown, altrimenti si preoccupano. Mi raccomando, per ora non devono sapere niente – disse Max.
Cercarono di essere disinvolti come tutti i giorni, ma i loro amici umani capirono che qualcosa li turbava, però non chiesero niente perché sapevano che erano molto riservati sulle “questioni aliene” e li sarebbero innervositi se avessero fatto domande. Dovevano parlare spontaneamente.
- Che ne dite se domani andiamo al cinema? – propose Liz, per cercare di far dimenticare, per un paio d’ore, i problemi ai suoi amici. Ma soprattutto perchè non sapeva cosa dire.
- Sì, credo che sia perfetto – acconsentì Max.
Quella notte i quattro alieni fecero lo stesso sogno: videro il papiro dove era incisa la profezia sul ritorno dell’antica stirpe, e in cuor loro sapevano di conoscere l’egiziano, la lingua in cui la profezia era scritta.
Il giorno seguente ignorarono l’appuntamento con gli altri per andare al cinema, e si recarono nuovamente da Michael per parlare. Gli amici però si preoccuparono molto non vedendoli arrivare, e questa volta chiesero delle spiegazioni raggiungendo casa di Michael dove sapevano che i giovani alieni usavano riunirsi.
- Adesso basta! O ci dite cosa sta succedendo, oppure veniamo con voi – esclamò Maria arrabbiata.
- Non è niente. Stai tranquilla – disse Michael.
- Non dirmi di stare tranquilla! Sono cinque giorni che siete pensierosi. Cosa vi è successo? – Maria stava quasi strillando.
- Facciamo dei strani sogni, forse sul nostro passato o sul nostro futuro. Brancoliamo nel buio – cedette Isabel.
- E questo è un male? – chiese Kyle. Temeva di perdere Tess dato che in fondo lei non avevaq mai dimenticato del tutto Max.
- Il fatto è che vediamo l’Egitto, piramidi, sfingi, e non capiamo cosa centri con Antar – spiegò Tess.
- Quindi il fatto di non sapere con precisione quali siano le vostre origini vi turba? – chiese Liz.
- Esatto. Fino ad oggi siamo stati alieni, e ora vedere l’Egitto ci getta nella confusione più totale. Siamo alieni o terrestri? E se siamo terrestri perchè abbiamo questi poteri? – continuò Max.
- Deve essere terribile. Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Noi siamo qui – disse Alex.
- Grazie ragazzi, siete fantastici – Isabel era rivolta all'amico e gli diede anche un bacio per sottolineare quanto davvero fosse fantastico.
Ma i ragazzi umani capirono di essere di troppo e se ne andarono lasciando gli alieni a parlare dei loro dubbi sulle loro origini.
- L’avete sognato anche voi il papiro stanotte? – chiese Max.
- Sì. conoscevo l’egiziano, è stato stranissimo – disse Tess.
- Io ho una proposta da fare: andiamo in Egitto – disse Michael.
- Ma come facciamo con la scuola, coi nostri genitori, coi soldi per il viaggio? – chiese saggiamente Isabel. I coniugi Evans cominciavano a fare sempre più domande sui loro strani viaggi.
- Le nostre origini sono più importanti. La nostra vita potrebbe dipendere da quello che scopriamo in Egitto – disse Max.
- E va bene, però dobbiamo inventare una bella scusa per i nostri genitori – acconsentì Isabel.
- Diremo che dobbiamo andare in Egitto per una ricerca della scuola. I nostri genitori ci daranno sicuramente il permesso. Tess, manipola la mente del professore di storia, così se i nostri genitori dovessero chiamare a scuola confermerà la nostra tesi – disse Max.
- Geniale! – esclamò Michael, impaziente di andare in Egitto alla ricerca delle loro origini, o forse del loro futuro.
Il giorno seguente Tess fece come stabilito, e sicuri, prepararono le valigie. Il distacco dai loro amici però fu doloroso.
- Dobbiamo dirvi una cosa molto importante – cominciò Max.
- Di che si tratta? – disse Liz, che già immaginava una brutta notizia.
- I nostri sogni ci riconducono all’Egitto, e noi abbiamo deciso di andarci per saperne di più – rispose il ragazzo.
- Fin là?!? – esclamò Maria.
- Be’, non è come andare su Antar… - osservò Michael.
- Non vi dovete preoccupare, andremo in aereo, pernotteremo in un albergo e andremo solamente a visitare una piramide. Saremo come tanti altri turisti – li rassicurò Tess.
- Sì, avete ragione. È solo che abbiamo sempre paura che vi capiti qualcosa – disse Alex guardando Isabel.
- Lo sappiamo, e ve ne siamo grati. Non preoccupatevi. Torneremo tra pochi giorni, magari abbronzati, e sicuramente con qualche bel souvenir per voi – disse Isabel.
- Allora buon viaggio ragazzi. – Gli umani erano un po' deluso di non poter partecipare a questa avventura visto quante ne avevavo passate insieme.
Le coppie si salutarono, e poi i quattro avventurieri partirono alla volta del magico Egitto.
Il viaggio fu lungo e faticoso, ma erano eccitatissimi all’idea di vedere quell’imponente piramide e di capire finalmente cosa significassero i loro strani sogni.
L’Egitto era fantastico: strapieno di piramidi, sfingi, con il sole cocente e la morbida sabbia del deserto. Si mescolarono alle altre migliaia di turisti, e si fecero guidare dalla guida turistica per le infinite costruzioni millenarie.
Finalmente giunsero alla Piramide del Sole: era ancora più bella di quanto Michael ricordava nel sogno. Era altissima, immensa, sembrava non avere fine; i blocchi che la costituivano erano perfettamente inseriti, rendendo la piramide un’opera di straordinaria precisione. Si sentivano strani, ma nello stesso tempo si sentivano a casa. Era come se conoscessero quella piramide come le loro tasche, e questo provocò in loro smarrimento.
Rimasero incantati ad osservarla, finché non ebbero una visione: si videro vestiti da egiziani, da reali egiziani. Erano davanti alla Piramide, appena terminata, e si stavano complimentando con un uomo per il suo operato. Non riconobbero l’uomo, ma il suo volto era loro famigliare. Quando la visione terminò, trovarono vicino a sé Peter Setter: era vestito da egiziano, con un lungo mantello e un grosso turbante in testa. Come si accorsero di lui, questo fece un grande inchino.
- Cosa ci fa lei qui? – chiese Michael preoccupato.
- Sono qui per svelarvi il segreto – rispose Setter.
- Vuoi dire che sei tu quello di cui parlava River Dog? – chiese Max, più come conferma.
- Esatto. Sono venuto a Roswell solo per tenervi d’occhio. Sapevo che i sogni rivelatori non avrebbero tardato a giungere, e sapevo anche che sareste venuti qui; perciò vi ho seguiti – confermò l’uomo.
- Qual è il segreto che dovevamo capire da soli? – chiese Isabel.
- Entriamo – disse Peter, e si avviò all’interno della piramide.
Il suo interno era favoloso: vi erano incisioni in egiziano ovunque e disegni fantastici che narravano le gesta del faraone e della famiglia reale sepolta in quella piramide. Erano raffigurate persone identiche a loro in tutto e per tutto, e un pensiero si insinuò nella loro mente.
- Ma siamo noi? – chiese Tess sconvolta.
- Diciamo di sì – rispose Setter con un sorriso.
- Puoi essere più preciso? – chiese Michael con stizza. Non sopportava essere preso in giro e ancora meno il sorriso dell'uomo.
- Certo. Vi racconterò tutto. Voi siete le reincarnazione dell’antico Faraone Zanafet, della regina Avefa, della principessa Vilice e del valoroso Rathin. Lo spirito di questi valorosi uomini e donne rivive in voi, affinché la profezia possa avverarsi – rivelò Peter.
- Com’è possibile una cosa del genere? – chiese Max incredulo.
- È possibile invece! Così vuole il potente Dio Râ! Il faraone sarà Zan, la regina Ava, la principessa sarà Vilandra e il braccio destro del Faraone sarà Rath –
- Ma questi sono i nostri nomi di Antar – osservò Tess.
- Infatti. Questa è Antar – rispose il poliziotto.
- Non è possibile! Antar è un pianeta lontano anni luce dalla Terra – disse Max con decisione.
- Vi sbagliate. Antar è l’Egitto. Voi non siete alieni, siete terrestri, anche se avete poteri particolari; poteri che il Dio Râ conferì agli antichi regnanti dell’Egitto, e che ora rivivono in voi. –
- Ma la nostra composizione molecolare non è come quella dei terrestri, e poi cos’è la storia di Antra? Ci hanno presi in giro? – insistete il ragazzo.
- La vostra composizione è identica a quella dei terrestri, solo che le vostre menti erano annebbiate dalle menzogne dei seguaci di Kivis, per voi Kivar, il quale era un potente stregone – spiegò Setter.
- Questa è fantascienza! – esclamò Michael.
- Questa è la realtà, principe. Il vostro posto è questo, il vostro mondo è questo. L’Egitto è la vostra casa – Setter aveva un linguaggio piuttosto fanatico.
- Ma non ci sono più i faraoni in Egitto! Come possiamo vivere qui? Cosa facciamo? – chiese ancora Max.
- I faraoni torneranno a governare sull’Egitto, perché gli egiziani non aspettano altro che l’avverarsi della millenaria profezia celata nel vostro cuore. Voi siete la prova vivente che la profezia era esatta e che l’Egitto può tornare al suo antico splendore – Gli occhi di Setter emanavano una strana luce.
- Quindi in quella piramide ci sono i nostri avi? – chiese Michael.
- Esatto. E quando morirete anche voi sarete sepolti in quella stessa piramide, e così accadrà per l’eternità – concluse Peter.
- Noi non possiamo restare qui. La nostra vita è a Roswell. Noi viviamo lì, andiamo a scuola, abbiamo degli amici, dei fidanzati… - cominciò Isabel.
- Niente è più importante della vostra missione. Niente potrà sottrarvi al vostro destino – rispose l'uomo.
Ancora sconvolti, uscirono dalla Piramide. Non potevano credere alle loro orecchie: restaurare una monarchia assoluta come quella dei faraoni nell’Egitto del 2003! Pazzesco! Inoltre non avevano alcuna esperienza come regnanti e di certo non era la massima aspirazione l’Egitto. Era bellissimo per i turisti, ma viverci era un’altra cosa! Poi, cosa avrebbero fatto con Liz, Maria, Alex e Kyle? Cosa avrebbero detto loro: “Oh, scusate ma dobbiamo vivere in Egitto fino alla nostra morte. Voi continuate pure la vostra vita a Roswell, oppure diventate cittadini egiziani, così sarete sempre con voi, anche se sarete nostri sudditi!” Pazzesco! Assolutamente pazzesco!
Come furono nuovamente sotto il sole cocente del deserto, furono avvicinati da due uomini anziani, i quali, appena li videro si inginocchiarono e presero a urlare: - Lunga vita al Faraone Zan, figlio di Zanafet, portatore di luce e saggezza! La profezia si è avverata! Che gli Dei lo abbiamo in gloria! –
- Scusi, ma cosa sta dicendo? – chiese Max imbarazzatissimo.
- Mio signore, finalmente è qui con noi. Egiziani, radunatevi e ammirate lo splendore del Faraone Zan! – urlò l’uomo rivolto ai passanti.
A poco a poco centinaia di persone furono inginocchiate ai piedi di Max, e invocavano il suo nome proprio come se fosse un dio.
- Questo non sta succedendo a me! Ditemi che non sta succedendo a me! – continuava a ripetere Max, che odiava essere idolatrato. Lui era un ragazzo semplice, e l’ultima cosa che avrebbe voluto era quella di essere Faraone dell’Egitto.
- Max, come facciamo a scappare? – chiese Isabel, che la pensava esattamente come il fratello.
- Mi fanno paura! – fu la volta di Tess, che aveva imparato a vivere come una diciassettenne normalissima, senza alcuna presunzione o atteggiamento di superiorità.
- Venite, il vostro palazzo non è stato mai toccato. È ancora come nel 1100 a.C. – disse Peter.
Furono così portati in un palazzo bellissimo, fatto interamente d’oro, con inciso sopra il portone un dragone azzurro di proporzioni gigantesche.
- Lo stemma reale – disse Max osservando quella meraviglia.
Furono condotti in una stanza bellissima: il pavimento era di marmo bianco, e in ogni angolo vi erano costruzioni d’oro di precisione inimmaginabile e di bellezza assoluta. Gli egiziani erano veramente maestri nella manufattura. Al centro della stanza vi erano quattro troni. Al centro vi era un trono enorme, interamente d’oro, sempre col dragone inciso; seguiva un altro trono di poco più piccolo. Ad ogni lato di questi due troni ve ne era un altro di dimensioni più piccole, sicuramente appartenenti a Vilandra e Rath.
- Questa è la stanza del trono, mio signore – disse Peter inchinandosi nuovamente.
- Per piacere, chiamami Max, io sono Max! – disse Max esasperato.
- Mio signore, è sacrilegio! Nessuno ha il permesso di rivolgersi a lei come ad una persona. Lei è un Dio, il nostro Dio! – disse Peter senza nemmeno guardarlo negli occhi.
- Ma almeno potresti guardarmi in faccia quando mi parli! – Max iniziava ad urlare dal terrore.
- Non mi è concesso, mio Signore. Non posso guardare il viso rilucente del mio Dio – continuò Peter.
- D’accordo. Continua pure – disse Michael-
- Grazie, portatore della luce dell’Egitto – continuò a venerarlo Peter.
- Oh mio Dio! Mi sto sentendo male! – esclamò Max, già stanco di essere trattato come un Dio.
- Mio signore, questo è il vostro scettro del comando – disse Peter consegnandogli un bastone ricurvo d’oro con inciso il dragone azzurro.
- È quello del sogno! – fecero i ragazzi.
- Certo. I sogni vi hanno condotto qui. Mia regina, questo è il suo diadema – continuò Peter, dando a Tess il diadema del suo sogno.
- Cosa significano la sfinge e la piramide? – chiese Isabel.
- Mia principessa splendente, la sfinge è stata costruita in suo onore. Un’opera di magnificenza come quella ritrae, anche se in minima parte, la vostra bellezza – disse Peter
- E la piramide? – chiese Michael.
- La piramide è stata costruita sotto il vostro controllo e direzione. È stata vostra l’idea di porvi all’apice il cartiglio reale. Un’opera eccezionale! La più bella piramide dell’Egitto, valoroso guerriero –
- Ma noi cosa dobbiamo fare qui di preciso? – chiese Max, che ancora non aveva capito bene come poteva governare l’Egitto.
- Da questo momento è stata restaurata la monarchia del faraone, figlio di Râ. D’ora in poi voi dovete prendere tutte le decisioni che riguardano l’Egitto. Avete ogni potere di decisione e nessuno può contestare le vostre eccelse scelte – spiegò ancora Peter.
- Andate a prendere i nostri amici a Roswell – ordinò Max.
- Sarà immediatamente fatto, luce dell’Egitto – disse Peter facendo un inchino e allontanandosi.
Poche ore dopo Liz, Maria, Kyle e Alex erano all’interno del palazzo d’oro.
- Ma come avete fatto in così poco tempo? – chiese Max.
- Con l’aereo privato reale, mio signore – rispose Setter.
- Mio signore? – chiese Maria spaesata.
- Ragazzi, è una lunga storia. Sedetevi… - fece Tess.
Poco dopo entrarono tre ancelle, con ogni sorta di cibo e di bevanda. Fecero un lungo inchino, senza mai guardare negli occhi i quattro reali, posarono i vassoi sui tavoli e si allontanarono.
Raccontarono tutta la storia ai loro amici di Roswell, i quali furono assolutamente sconcertati.
- State dicendo che dovete vivere qui? – chiese Liz.
- Esatto. Noi non vogliamo, ma è il nostro destino. Non ci faranno mai lasciare l’Egitto. Siamo loro prigionieri, praticamente. Ci hanno investito di ogni potere immaginabile e si aspettano che noi governiamo il loro paese come facevano una volta i faraoni – spiegò Max.
- Ma questa è pura follia! Voi non siete altro che ragazzi, neanche maggiorenni per giunta! – esclamò Alex sicuro che stava ormai perdendo Isabel.
- Lo sappiamo benissimo, ma per loro non conta. Noi non sappiamo proprio cosa fare per potercene andare da qui – disse Isabel quasi piangendo.
- Io dico che se per qualche tempo facciamo quello che vogliono, poi ci lasciano andare. Se noi facciamo capire loro che possono cavarsela anche senza di noi, poi torneranno alla repubblica – ipotizzò Max.
- Sì, forse avete ragione. Cercate di governare nel peggiore dei modi, così non crederanno più nella profezia – continuò Liz.
- È proprio il nostro scopo. Vedrete, tempo qualche mese e torneremo tranquilli e beati a Roswell, finiremo la scuola e poi andremo tutti insieme all’università e vivremo felici e contenti insieme – terminò Tess.
- Il problema sarà tenerci in contatto – disse Maria.
- Sappiamo a memoria i vostri numeri di telefono. Ci riuniremo presto. Vi vogliamo bene - disse Max.
- Anche noi. A presto – rispose Liz.
I quattro visitatori furono riaccompagnati a Roswell, e per Max, Isabel, Tess e Michael iniziò una nuova vita.
- Isabel, tutto bene? - chiese Max.
La ragazza si svegliò e si accorse di aver solo sognato. Ma la gioia fu così forte che scoppiò a piangere tra le braccia del fratello. Max rimase scombussolato e Isabel le raccontò il sogno con la promessa di non dirlo a nessuno. Temeva che si avverasse. A nulla servirono i tentativi del ragazzo di tranquillizarla. Poi Isabel si riaddormentò mentre il fratello vegliava su di lei.
Torna
alla pagine delle FanFiction
|